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CONTRAFFAZIONE


Ogni giorno un elevato numero di beni contraffatti è prodotto e venduto in tutto il mondo. Le ultime stime dell’Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD) quantificano il fenomeno nell’ordine dei 250 miliardi di dollari, una cifra più alta del prodotto interno lordo di almeno 150 paesi.

Tale stima è riferita solo ai beni scambiati internazionalmente e non considera quindi quanto prodotto e commercializzato all’interno dei singoli mercati. Secondo altre stime recenti, il valore totale della contraffazione a livello mondiale ha raggiunto i 1.700 miliardi di dollari, comprensivo del valore del commercio internazionale (960 mld di dollari), del valore della produzione e del consumo interni (370-570 mld di dollari) e del valore della pirateria digitale (240 mld di dollari). Quanto detto è ancora più preoccupante se si considera che il fenomeno è in costante crescita sia in termini di volumi scambiati che in termini di “portata” (ovvero a livello di diffusione e di penetrazione); aumenta di fatto il numero di prodotti falsificati, con un sostanziale spostamento dalle produzioni di lusso, un tempo oggetto prevalente di contraffazione, ai più diversi prodotti, tra cui preoccupa in particolare il crescente trend nella produzione e commercializzazione di falsi beni che mettono a rischio la salute e la sicurezza dei consumatori (medicinali, cibo e bevande, giocattoli, ricambi di veicoli, etc.); un fenomeno che la disponibilità di merci attraverso canali “alternativi” quali internet accresce sensibilmente, rendendo sempre più difficile l’azione di contrasto.

Il reato di contraffazione, disciplinato dagli artt. 473 e seguenti del codice penale, si configura non solo nel caso di integrale riproduzione di un marchio o di un segno distintivo, ma altresì qualora sussista la mera alterazione degli stessi, tale da potersi confondere con quelli originali. Inoltre, secondo l’interpretazione giurisprudenziale della Corte di Cassazione, a prescindere dalla falsità di contrassegni, marchi ed indicazioni di provenienza, al fine della rilevanza penale della fattispecie è sufficiente la mera artificiosa equivocità e somiglianza con quelli legittimi, nel caso in cui possa ingenerare confusione con prodotti similari da parte dei consumatori finali.

Chi indubbiamente trae beneficio da tutto questo sono le organizzazioni criminali. Specialmente nei Paesi dove le leggi in materia di protezione della proprietà intellettuale sono meno rigide e le sanzioni più lievi e sporadiche, la contraffazione rappresenta un formidabile investimento a basso rischio, avendo in generale ritorni economici rilevanti

Le implicazioni e i costi di tali attività sono molteplici. Al di là del costo diretto legato alla perdita di reddito da parte dei detentori della tutela (produttori originali), delle truffe ai consumatori, della perdita di gettito fiscale e dei costi legati all’attività di contrasto messe in campo dai governi, esistono numerosi costi indiretti, tra i quali spicca il finanziamento di altri affari illeciti.

Il problema della contraffazione affligge anche l’Italia, Paese produttore e distributore di merci contraffatte. Stando ai dati forniti dall’Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanza (Fonte IPERICO), solo nel 2013 sono stati sequestrati oltre 45 milioni di pezzi di merce contraffatta, dei quali circa il 30% al Nord; questo mercato produce un fatturato annuale vicino ai 7 miliardi di euro e nel 2013 il 47% dei soggetti segnalati dalla Guardia di Finanza per reati in materia di contraffazione erano italiani. Aumentando lo spazio temporale di analisi, dal 2008 al 2013 i beni contraffatti sequestrati in Italia toccano i 334 milioni, con una spiccata prevalenza (57%) nel settore abbigliamento e accessori.

Altra fonte di impatti negativi sull’economia per il nostro Paese è il fenomeno dell’Italian Sounding, che sta assumendo negli ultimi anni grande rilevanza. Si parla di Italian Sounding con riferimento a quei prodotti agroalimentari venduti all’estero che, attraverso l’utilizzo di nomi, slogan, colori ecc., richiamano con forza le principali caratteristiche dei prodotti Made in Italy ma che Made in Italy non sono.

Il risultato è che un prodotto alimentare su quattro venduto all’estero come italiano, di italiano ha ben poco, con conseguente perdita di immagine, di quota di mercato e di fatturato da parte delle aziende nostrane.

Per approfondimenti

- Dossier tematico “Contraffazione” – progetto Rete degli Sportelli RiEmergo in Lombardia

- Osservatorio sulla criminalità organizzata – Università degli Studi di Milano

- Osservatorio europeo sulle violazione dei diritti di proprietà intellettuale

- United Nations Interregional Crime and Justice

Per approfondimenti

Ogni giorno un elevato numero di beni contraffatti è prodotto, distribuito e venduto in tutto il mondo. Le ultime stime dell’Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD) quantificano il fenomeno nell’ordine dei 250 miliardi di dollari1, una cifra più alta del prodotto interno lordo di almeno 150 paesi.

Se vuoi saperne di più, leggi il dossier tematico “Contraffazione”, realizzato nell’ambito del progetto Rete degli Sportelli RiEmergo in Lombardia.

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